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LA RIABILITAZIONE PSICOSOCIALE: LA SUPERVISIONE

di Giovanni Curcio *

* Psicologo, Supervisore Cooperativa Coo.S.S.E.L..


 

Mentre il lavoro nel campo della riabilitazione psico-sociale è in qualche modo diverso dalla terapia della coppia, entrambi hanno in comune il dover lavorare in situazioni emotivamente forte e per questo dividono il bisogno di un modello di supervisione.

 

Lasciate che faccia un altro esempio, questa volta si tratta di un paziente ospite di una struttura riabilitativa che grida molto forte e picchia.  In generale quando gli utenti esprimono comportamenti di questo tipo li affrontiamo usando i principi e le conoscenze del comportamento disorganizzato e desocializzato, applicando quello che Mark Spivak chiama, "interactional and social structure control mechanisms." (meccanismi socio-relazionale di controllo). Se cerchiamo di rispondere alla domanda “Che cosa dobbiamo fare quando un ospite grida forte o picchia?”, dobbiamo dividere la domanda in due parti:

a)     Come dobbiamo analizzare cosa ha provocato il comportamento dell'ospite e cosa, rispetto a questa analisi, dobbiamo fare riguardo alla situazione di crisi;

b)    dobbiamo affrontare subito immediatamente il comportamento dell'ospite?

    Ci sarebbe inoltre da guardare attentamente ai sintomi, gridare forte o picchiare in quanto esprimono un comportamento desocializzato, per poi capire i comportamenti sostitutivi da applicare.  Le condizioni associate con il comportamento disorganizzato e altri aspetti come il conflitto e la frustrazione comportamentale, cioè la preoccupazione che quando l'attenzione dell’ospite è rivolta verso  se stesso rispetto al fuori perda il contatto con quello che sta succedendo, durante i tentativi di riportarlo alla realtà possono contribuire ad aumentare il comportamento disorganizzato, è questo un aspetto di fondamentale importanza.  Capire l'eccitazione emotiva e la complessità contestuale, cioè quando troppi stimoli interferiscono contemporaneamente e l'ospite ha difficoltà a focalizzare la figura rispetto allo sfondo, è indispensabile per una corretta analisi della situazione di crisi. Senza dubbio in queste situazioni, dove ci sono associati altri aspetti con la disorganizzazione comportamentale, è difficile se non impossibile avere interazioni socializzanti e un successo nella riabilitazione.

 

Tutto questo ci convince dell'importanza della supervisione come modello di guida nel contesto della riabilitazione psico-sociale. A mio giudizio, la supervisione non deve essere intesa soltanto come l'acquisizione di tecniche specifici di trattamento, ma bensì come una specifica educazione personale, con particolare attenzione alla dimensione fondamentale che è il "management" della relazione interpersonale.

 

La supervisione dello staff operatori rappresenta una variabile d’importanza cruciale per il successo complessivo di tutte le strategie riabilitative. Deve essere creato un contesto dove supervisore e operatore ricercano sistematicamente le competenze e le capacità dell'operatore.  Di tanto in tanto, gli operatori possono essere bloccati nel  proprio progresso personale e quello riabilitativo risulta apparentemente inefficace.  E' proprio qui che diventa necessario analizzare la situazione e determinare fino a che punto il comportamento dell'operatore contribuisce alle difficoltà riabilitative.  Non diversamente ad altre situazioni terapeutiche, il comportamento dell’operatore della riabilitazione è una variabile cruciale che influisce sul comportamento dell'ospite in trattamento.

 

Esaminare sistematicamente il comportamento dell'operatore richiede che supervisore e operatore definiscono i variabili critici nella situazione riabilitativa che influiscono sulle azioni dell'operatore.  Queste variabili significative possono essere:

  • il comportamento dell'ospite;
  • il comportamento del supervisore;
  • l'orientamento teorico dell'operatore e del supervisore;
  • il setting; 
  • le pratiche e le politiche amministrativi della cooperativa.

  La crescita e la maturazione dell'operatore della riabilitazione per quanto riguarda il miglioramento personale e professionale sembra essere in funzione di queste variabili.  Attraverso uno studio mirato di queste variabili l’operatore ed il supervisore sono in una posizione per poter collaborare insieme ricercando un cambiamento.  Possono essere sistematicamente cambiate le variabili riferite al comportamento riabilitativo dell'operatore e decidere se questi cambiamenti possono portare nuovi cambiamenti nell’operatore e, in seguito, al cambiamento nel comportamento dell'ospite.

Come disse Matarazzo (1971), "La prova vera ... non è semplicemente se il comportamento dell'operatore arriva sempre più vicino a quello che il supervisore crede sia terapeutico, ma se il paziente  nei fatti migliora".

 

Inizialmente il modello di supervisione, applicato con gli operatori della Cooperativa Sociale Coo.S.S.E.L., rifletteva un modello verticale più che uno orizzontale.  Gli operatori sono stati istruiti nella tecnica di un modello specifico.  Il supervisore assisteva attivamente nella costruzione degli interventi riabilitativi.  Spesso entrava nei gruppi di riabilitazione e agiva come consulente dell'operatore.  I suggerimenti erano molto specifici e nessun tentativo veniva fatto per discutere aspetti comportamentali dell'operatore.  Questi aspetti erano discussi invece nella supervisione di fine turno, alla presenza di tutto lo staff, operatori e coordinatore incluso, così si dava l'opportunità a loro tutti di partecipare all'analisi del lavoro riabilitativo.

 

Attualmente, ma dopo quattro anni, la cooperativa ha spostato l'asse della supervisione ad un approccio più orizzontale.  Questo presume che gli operatori abbiano acquisito competenze e conoscenze sufficienti, nonché siano migliorati nella sfera personale, per lavorare in modo più autonomo e che abbiano l'intuizione metodologica per stabilire delle relazioni interpersonali e di valore significativo.  Comunque entrambi, operatore e supervisore, debbono unitamente discutere e specificare i problemi della supervisione, siano essi riabilitativi o comportamentali dell'operatore, nel setting riabilitativo.

 

Le intenzioni del supervisore sono rivolte a portare un cambiamento nel comportamento dell'operatore, però non sono meno complesse degli interventi che un operatore usa per portare un cambiamento nel comportamento di un ospite.  Gli operatori e il supervisore debbono decidere quali ipotesi di lavoro deve essere testata.  Dovrebbero prima lavorare sulle cause più probabili dei problemi specificati e poi su quelle prossime, per determinare quali delle variabili stiano influenzando il comportamento dell'operatore.  Mark Spivak ha già scritto molto e chiaramente riguardo alle strade che portano alla cronicità, attraverso il distanziamento reciproco (operatore-utente) costringendo lo spazio vitale dell'ospite.  Transazioni negative attraverso una lunga serie di reciproci fallimenti personali e sociali coinvolgono l'ospite e le persone significativi intorno a loro.  Questo è un processo reciproco associato alle interazioni fallimentari tra le persone disfunzionali e le persone significative con cui interagisce.  Ciascuno di questi stadi include processi che possono creare e mantenere comportamenti disfunzionali e che debbono essere neutralizzati nel programma riabilitativo, se vogliamo avere successo terapeutico.

 

Il modo per sviluppare competenze sociali risiede nelle interazioni socializzanti tra staff e ospite, non soltanto nell'apprendere nuove competenze. Perciò comportamenti non desiderati dell’operatore possono influenzare negativamente il progresso della riabilitazione.  Il successo complessivo di qualsiasi progetto riabilitativo quindi risiede non soltanto nel training dello staff, ma anche e forse più immediatamente nella definizione della relazione tra operatore e supervisore.  Invariabilmente problemi di comunicazione nella diade supervisoria possono attaccare il risultato del programma riabilitativo,  questi di solito sono una conseguenza del limite del training e della non-definizione della sfera bi-personale.

 

Per quanto riguarda il modello proprio, operatore-supervisore, trovo utile e d’aiuto definire la relazione stessa usando una concezione evolutiva, cioè "developmental", in modo particolare nel primo periodo di formazione dell'operatore.  Questo vuole dire che se la relazione è vista da una prospettiva strutturalistica, quando la natura gerarchica della relazione stessa è costantemente violata, l’efficacia di entrambi, cioè trainer e traineé verrà diminuita.  Nelle fasi successive della formazione la relazione può prendere una linea più egalitaria. Vorrei dire questo, noi cresciamo come terapeuti. Non possiamo costruire dei terapeuti, neanche strettamente parlando possiamo insegnare la riabilitazione psico-sociale come un corpus di concetti, strumenti e tecniche. Come buoni giardinieri, noi ci attiviamo per creare un ambiente che fa crescere ed imparare. Un ambiente che mescola spontaneamente l’apprezzamento reciproco come un orto cautamente preparato che bilancia un po’ di sole e sicuramente un po’ di pioggia.

 

   In ultimo vorrei concludere dicendo che l'obiettivo della supervisione è di far maturare operatori che possano attuare la riabilitazione psico-sociale in modo indipendente, per questo gli operatori hanno bisogno di essere guidati a riconoscere i propri problemi, di formulare ipotesi ragionevole, di costruire soluzioni testabili e di mettere queste soluzioni alla prova.

 

La Cooperativa Sociale Coo.S.S.E.L., attualmente, cerca di applicare questo modello regolarmente nelle sue sessioni di supervisione nei servizi che gestisce.

Bibliografia:

- Spivak M.: "La supervisione nella riabilitazione psicosociale. Seminario formativo", Cooperativa Coo.S.S.E.L  – ONLUS, Reggio Calabria (1993)

- Spivak M.: "A conceptual framework for the structuring of the living of psychiatric patients in the community", in Community Mental Health Journal, 10, 1974, pp 345-350.

- Lang R.: "Psychotherapy. A Basic Text.", Jason Aronson Inc., New York (1982).

 

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