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LA RIABILITAZIONE PSICOSOCIALE

Un’analisi dei protocolli Rorschach di un gruppo d’utenti coinvolti in un’attività teatrale musicale quale indice per valutare cambiamenti nel comportamento cognitivo e di percezione.

di Giovanni Curcio* ed Enrico Conti**

 

* Psicologo, Supervisore Cooperativa Coo.S.S.E.L..

**Neuropsichiatra e Psicoterapeuta, Cooperativa Coo.S.S.E.L..


Un’analisi dei protocolli Rorschach di un gruppo d’utenti coinvolti in un’attività teatrale musicale quale indice per valutare cambiamenti nel comportamento cognitivo e di percezione.

 

Giovanni Curcio

Psicologo Clinico e Psicoterapeuta

Supervisore Programma Riabilitazione Psicosociale

Centro Studi Ricerche Coo.S.S.E.L.

 

Enrico Conti

Neuropsichiatria Infantile e Psicoterapeuta.

Presidente Cooperativa Coo.S.S.E.L.

Centro Studi Ricerche Coo.S.S.E.L.

 

Abstract

La presente ricerca nasce di conseguenza alla prima effettuata dagli autori nel 2002-2003 per valutare l’efficacia dell’utilizzo d’attività teatrale-musicale nel lavoro di riabilitazione psicosociale a modificare la psicopatologia espressa. Nove utenti (n=9) ricoverati in una Comunità Alloggio con una diagnosi di schizofrenia o disturbo schizoaffettivo, gli stessi utenti coinvolti nella prima ricerca, sono state protagoniste in una seconda rappresentazione teatrale e musicale durata circa cinque mesi. Un’analisi dei protocolli del Rorschach (prima somministrazione test all’inizio del musical e un re-test alla conclusione) è stata utilizzata per capire possibili cambiamenti comportamentali in cognizione e percezione come conseguenza ad una partecipazione intensa in un’attività teatrale-musicale.

 

The present study originates as a consequence of the first research project effected by the authors in 2002-2003 on the efficacy of the use of theatrical and musical activities in psychosocial rehabilitation to modify the underlying expressed psychopathology. Nine users (n=9) hospitalised in a residential community with a diagnosis of schizophrenia or schizoaffective disorder, the same users involved in the first research project, were principle actors in a second theatrical and musical activity which lasted about five months. An analysis of Rorschach protocols (the first test administration at the beginning of the musical and a retest at the end) was used to understand possible behavioural changes in cognition and perception as a consequence of participation in an intense theatrical and musical activity.

 

Introduzione

La tecnica del Rorschach, come molti altri strumenti di valutazione clinica, ha come obiettivo l’osservazione del comportamento in una situazione relativamente standardizzata. Tra l’altro, come tecnica proiettiva, la caratteristica ambiguità del Rorschach permette al soggetto di rivelare pienamente il suo funzionamento individuale rispetto ad altri strumenti. E’ stato scelto come strumento di valutazione, nel nostro caso, per dare la possibilità all’utente di esprimere liberamente il suo vissuto cognitivo e di percezione e aiutarci a capire come, e sé, questi sono sensibili a modifica come conseguenza ad una partecipazione in un’attività riabilitativa espressiva specifica.

Il vantaggio dei test proiettivi della personalità è basato sull’idea che la personalità sarà proiettata attraverso le sue percezioni. Il soggetto solitamente non sviluppa aspettative particolari, perciò, è poco probabile che vengano falsificate le risposte, anche se, comunque, questo è possibile.

Nella letteratura scientifica del passato, per esempio, un utente malato di mente sofferente di un disturbo funzionale, solitamente era considerato intatto nella sfera sensoriale, ma disturbato nell’umore, nel pensiero e nella motivazione. La schizofrenia era descritta come malattia con un comportamento deviante, in una persona con un sensorium percettivamente intatto, soltanto nelle performance di compiti più complessi si potevano osservare differenze nei processi di percezione, di concezione e sensoriale. Sappiamo oggi che l’organizzazione percettiva dipende pesantemente dalle tendenze della persona. Le tendenze sono determinate praticamente dall’esperienza del passato, dai bisogni, emozioni, attitudine e valori della persona (Krech & Crutchfield, 1968).

Le ricerche più recenti sembrano confermare una prospettiva diversa sui processi di percezione nell’utente malato di mente. La letteratura, infatti, sia scientifica sia autobiografica recente offre numerosi esempi di cambiamenti profondi in utenti durante il decorso di malattia. Alcuni studi hanno messo in evidenza come l’utente con disturbi profondi di percezione e cognizione può sviluppare altri sintomi nell’interagire con l’ambiente. Questi, anche se non espressamente, marcano l’importanza dell’ambiente ad essere facilitatore nel promuovere cambiamenti comportamentali. I processi di percezione non sono senza struttura, si verificano dentro una  persona che è impegnato in attività.

Altri studi evidenziano le numerose difficoltà che possono sollevarsi, quando tentativi scientifici sono attuati per misurare le differenze in modo preciso e nell’interpretare il loro significato.

Il primo passo, perciò, nello studio della percezione è di descrivere le nostre esperienze immediate del mondo fisico in cui viviamo. Il nostro mondo è un mondo spaziale nel quale sono presenti molti oggetti differenti, ciascuno con attributi differenti. Il comportamento di una persona dipende spesso da come percepisce il mondo intorno a sé. Per questo motivo molti psicologi credono che la comprensione dell’uomo inizia proprio con lo studio della percezione. La percezione di un evento, inoltre, nasce, per esempio, da un continuo flusso di varie informazioni che compongono la percezione di un evento unificato, questo è estremamente importante. Una sequenza d’eventi fisici può essere organizzata differentemente da più persone, cosa che, come risultato, può contribuire a reazioni radicalmente differenti agli eventi fisici ( Kohler, 1956).

All’inizio del secolo negli ospedali psichiatrici erano ricoverate molte persone con malattie neurologiche, ritardo mentale, epilessia, persone sofferenti degli effetti di tumori e anche persone sopravissute ad un danno traumatico cerebrale, per questo, l’utilizzo del Rorschach era spesso legato alla valutazione degli effetti del concetto di organicità (Caputo 1989). Una consistente quantità di lavoro neuro-psicologico con il Rorschach fu fatta negli anni quaranta e cinquanta, quando l’enfasi era posta sul definire i tratti e la malattia specifica della personalità, come per esempio, la personalità epilettica, ecc. (Caputo, 1989).

Oggi, la ricerca Rorschach sembra orientarsi a valutare non solo le conseguenze di un danno cerebrale sulle capacità cognitive e sul comportamento, ma la ricerca è anche impegnata ad esplorare l’ampiezza delle competenze percettive, nonostante studi sulla validità del Rorschach come strumento di assessment suggeriscono che lo strumento diagnostico non merita la sua popolarità. Il test, comunque, gioca un ruolo importante nello scenario internazionale, in particolare, nell’approccio psicodinamico alla psicopatologia, in quanto riesce a suscitare risposte che possono essere interpretate da molti punti di vista e combinati in un quadro infinite di associazioni per produrre ipotesi e interpretazioni speculative complesse.  

L’idea di utilizzare il Rorschach nasce da un nostro bisogno di valutare nello specifico un contributo percettivo immediato. Nella ricerca abbiamo voluto analizzare i protocolli del Rorschach quale indice di confronto in utenti schizofrenici partecipi ad un’attività intensa con risonanza terapeutica e trattata come qualsiasi altra terapia psicoterapica o psicologica.

Sappiamo che le persone tendono ad essere sollecitate da proprietà fisiognomiche, la percezione della musica, è un esempio par eccellenza, dell’irresistibilità di proprietà affettive ed espressive. In questo studio perciò abbiamo voluto capire meglio l’influenza sulla percezione di un’attività espressiva intensa e forte come può essere il "musical".

L’utilizzo d’attività teatrale e musicale nel campo della riabilitazione psicosociale è stato discusso e analizzato da Curcio e Conti (2003). La prima ricerca condotta dagli autori ha ampiamente dimostrato un contributo significativo dell’utilizzo d’attività musicali e le sue potenzialità a modificare il comportamento sociale e la capacità di  relazionarsi con adeguatezza, oltre ad avere mostrato che poteva essere modificata la sintomatologia psicopatologica espressa. Le interviste effettuate sugli educatori responsabili del musical hanno potuto costatare un’esperienza relazionale emotivamente profonda ed intensa. L’attuale studio ha voluto osservare e valutare negli utenti possibili cambiamenti cognitivi e di percezione attraverso un’analisi delle risposte al Rorschach quale strumento che possa accertare che fosse avvenuto un cambiamento nel modo di percepire e esprimere le proprie esperienze immediate del mondo fisico.

Il modo di comportarsi di una persona dipende largamente da come percepisce il mondo intorno. Il cambiamento della percezione è centrale al processo d’apprendimento, al pensiero produttivo, al modellarsi delle attitudini fino allo sviluppo della personalità. Se è vero che il Rorschach, nella sua qualità di tecnica squisitamente proiettiva, permette di cogliere l’individuo nei momenti e nei modi del suo atteggiarsi ed esprimersi e, in definitiva, del suo comunicare in rapporto ad una situazione ambigua e perciò aperta ad infinite scelte e significati, allora, l’analisi del test diverrà un punto d’osservazione per la comprensione dei vissuti e delle esperienze individuali degli utenti partecipi al nostro studio.

 

Scopo e ipotesi dello studio

Scopo generale della nostra ricerca è approfondire la comprensione del vissuto dei singoli utenti coinvolti in un’intensa attività espressiva denominato "il musical" utilizzando il Rorschach per verificare l’esistenza di precisi cambiamenti di percezione e cognizione come conseguenza e contribuire alla comprensione del valore di tale attività all’interno di un programma riabilitativo.  Lo studio effettuato in precedenza (Curcio e Conti, 2003) ha ampiamente fatto notare che il comportamento psicosociale e il funzionamento globale poteva essere modificato in positivo e il miglioramento mantenuto per un periodo relativamente lungo. L’attuale studio vuole definire con maggiore precisione il coinvolgimento individuale e capire se la partecipazione era in grado di influenzare la sfera cognitiva e percettiva.

Partendo dal presupposto, che è vero, che il comportamento psicosociale ed il funzionamento globale è stato influenzato, allora, cosa dovremo aspettarci del vissuto cognitivo e di percezione degli utenti? Nello studio precedente abbiamo notato un senso di benessere negli utenti, la psicopatologia  sottostante è stata, in qualche modo, modificata, gli utenti hanno evidenziato un atteggiamento allegro e fiducioso sia nell’attività stessa sia nel rapporto relazionale dimostrando un senso di attaccamento agli educatori del musical che di conseguenza ha influenzato in positivo, in seguito, la loro partecipazione nel programma riabilitativo generale.

Il musical come attività espressiva ha una forte componente motoria, la partecipazione di ogni utente è sottoposta ad un obbligo di movimento attraverso la danza e il movimento spontaneo sul palcoscenico. Ogni coreografia è organizzata in modo che il <gruppo> di utenti e non il <singolo> utente è coinvolto nelle scene della rappresentazione teatrale e musicale. La rappresentazione ha avuto come obiettivo fondamentale anche il miglioramento della relazione interpersonale sia tra utenti sia con gli educatori dell’attività. Lo spazio per le attività individuali è ridotto al minimo avendo preferito dare maggiore importanza al lavoro di gruppo e alla coesione del gruppo attraverso un processo relazionale che sollecitasse il sistema motivazionale all’attaccamento sia dell’ educatore sia all’attività stessa.   Ci aspettiamo, perciò, che il vissuto individuale espresso attraverso le risposte del Rorschach evidenzino nel re-test precisi tratti psicodiagnostici che mettono in luce una componente emotiva vivace, in quanto, il contatto relazionale intenso nel musical avrebbe stimolato presumiamo un intensa turbolenza emotiva interiore; e una partecipazione relazionale vissuta bene e verificata attraverso una discreta forma ( F ) che rispecchia in qualche modo il coinvolgimento e l’influenza del mondo fisico. Ci aspettiamo inoltre una maggiore preoccupazione per il corpo, in quanto è stato il mezzo maggiormente sollecitato durante le numerose prove; una discreta percezione positiva di interazione con l’ambiente e un contributo sull’importanza dell’aspetto relazionale quale indice di un buon sistema di attaccamento.

Il Rorschach ci permetterà di valutare il vissuto esistenziale che deriva da una partecipazione al musical per cogliere le essenze e i modi di percepire l’esperienza. Attraverso il linguaggio possiamo cogliere un frammento della vita vissuta, percepita e capita  per via di aver sperimentato in prima persona un’attività espressiva relazionale intensa. Ci permetterà di valutare con maggiore certezza il valore dell’utilizzo di tale attività espressive ad essere usata in un programma riabilitativo psicosociale complessivo.

Metodologia

La ricerca è stata condotta su nove utenti di sesso femminile, affetti da schizofrenia o disturbo schizoaffettivo, di età compresa fra i 27 e i 66 anni, ospiti di una comunità alloggio residenziale per disabili mentali. Le utenti, oggetto della presente ricerca, sono state partecipi alla prima ricerca sul musical. Il tempo trascorso tra la prima somministrazione del Rorschach e il re-test è di circa quattro mesi. Tutte le utenti sono inserite in un programma riabilitativo psicosociale globale, ed il musical rappresenta un attività specifica all’interno del programma riabilitativo basato sulle competenze sociali di Spivak (1992).

I soggetti del gruppo studio sono ricoverati da almeno quattro anni. I sintomi accusati più comunemente sono: depressione, umore variabile, deliri, apatia, demotivazione generale, anoressia, allucinazioni, disattenzione e rifiuto generale. I soggetti hanno aderito al secondo musical spontaneamente.

Il metodo di siglatura adottato è quello della scuola americana (Schafer 1954; Klopfer e Davidson 1962; Rapaport et al, 1968) a cui ci si è sostanzialmente attenuti anche per ciò che concerne i parametri interpretativi arricchiti tuttavia dai contributi di alcuni autori quale il metodo di siglatura di Pancheri e Defido (1998)  e alcuni considerazioni teoriche di H. Malmgren (2000).

Gli utenti sono stati informati sull’uso dell’utilizzo del test e tutti hanno consentito alla somministrazione.

La scelta delle variabili dello psicodramma Rorschach da considerare per l’elaborazione è stata dettata dalla letteratura del reattivo, nonché dalla loro frequenza nel nostro campione. Abbiamo, inoltre, espressamente voluto considerare anche in modo specifico i contenuti verbali e la loro interpretazione psicodinamica per dare maggiore rilievo e significato alle verbalizzazioni e alle associazioni esistenziali alle tavole quale indice di analisi per valutare le nostre ipotesi di ricerca.

Il gruppo di utenti è stato confrontato in un test-retest disegno con rispetto al numero totale di risposte a cinque determinanti prescelti:   1) G; 2) C; 3) CF; 4) FC ;  5) M.

Risultati

In questo paragrafo ci limiteremo ad esporre i risultati, rimandando alla discussione un’analisi delle nostre ipotesi.

 Tabella 1 - Test del Rorschach (due giorni prima di inizio attività)

  Numero di G presenti Numero di C presenti Numero di CF presenti Numero di FC presenti Numero di M presenti

Utente n. 1

9

-

-

5

1

Utente n. 2

10

-

2

1

-

Utente n. 3

8

-

2

-

1

Utente n. 4

9

-

-

5

-

Utente n. 5

10

1

-

3

-

Utente n. 6

10

-

-

5

-

Utente n. 7

9

-

-

1

-

Utente n. 8

8

1

-

4

1

Utente n. 9

9

1

2

-

1

 

Tabella 2 - Re-test Rorschach (due giorni dopo la conclusione dell’attività)

 

Numero di G presenti

Numero di C presenti

Numero di CF presenti

Numero di FC presenti

Numero di M presenti

Utente n. 1

9

1

2

1

1

Utente n. 2

11

-

5

2

1

Utente n. 3

9

2

3

-

1

Utente n. 4

10

-

2

1

1

Utente n. 5

10

-

2

4

1

Utente n. 6

11

2

1

-

1

Utente n. 7

10

-

3

2

1

Utente n. 8

9

2

3

-

2

Utente n. 9

10

2

4

1

1

 

Definizioni:

La risposta (G) (interpretazioni globali) indica che la quasi totalità della risposta percepita deriva dall’utilizzo quasi intero della macchia d’inchiostro.

La risposta ( C ) (colore puro) indica che l’impressione percettiva è stata influenzata quasi dalla totalità dal colore della macchia d’inchiostro, escluso il nero, grigio o bianco.

La risposta (CF) (colore-forma) indica che il colore gioca un ruolo predominante, però, aspetti di forma sono presenti.

La risposta (FC) (forma-colore) indica che il colore ha contribuito alla risposta però la forma è predominante.

La risposta (M) (movimento) era definita da Rorschach come risposta nella quale poteva essere  verificato che oltre alla forma, aspetti kinesthetici hanno avuto un ruolo determinante.

Il numero delle risposte complessive si è mantenuto stabile sia nel test che nel re-test, suggerendo una sostanziale omogeneità fra le due somministrazioni, anche se volutamente non abbiamo inserito questo dato nell’analisi dei risultati, ma bensì abbiamo confrontare gli utenti su variabili probabilmente più sensibili e capaci di offrire una maggiore chiarezza sulle nostre ipotesi iniziali.

Le due somministrazioni hanno evidenziato delle differenze interessanti. Il numero di risposte dei G (interpretazioni globali) in tutti gli utenti è rimasto pressoché simile nelle due somministrazioni (test-retest). Sensibili aumenti in numero (nel retest) si è notato nelle risposte di C (colore puro), CF (colore forma) e nelle risposte di M (movimento) (vedi tabella 2).  In senso contrario, con l’aumento del numero di C e CF si è visto una riduzione del numero di risposte dei FC. Le differenze nelle due somministrazioni (test-retest) mettono in evidenza una tendenza negli utenti ad orientarsi percettivamente in maniera diversa.

Da una prima visione delle verbalizzazioni e associazioni alle tavole questa tendenza non sembra essere dovuta a fattori casuali od a un assuefazione al test, ma bensì, da differenze cognitive e percettive, in quanto le verbalizzazioni hanno evidenziato un processo ideativo differente. Le associazioni al test nella prima somministrazione riflettono una tendenza all’inibizione, più controllo ideativo e creativo, un maggiore uso di contenuti d’oggetti animali visti distaccati e meno propensi a relazionarsi l’uno con altro. Il retest, invece, denota una maggiore vivacità affettiva e pulsionale visto attraverso l’aumento sensibile a contenuti di figure umane in relazione e in movimento. Nella seconda somministrazione l’utente riesce ad elaborare un vissuto esistenziale che riflette una presa di coscienza con l’attività in cui è partecipe. Per esempio, alla Tavola I qualche utente ha risposto: <sembra una donna che gioca e balla con le braccia alzate>… <sembra una bambina che tiene la mano di altre due bambini perché devono imparare come camminare insieme>… <è una donna che batte le mani di un'altra ballando insieme>. Alla Tavola III, altri utenti hanno risposte: <sono due donne che suonano il tamburo insieme perché devono imparare come suonare e come cantare…per il musical>…<sono due ragazze che si vogliono bene, stanno bene insieme e decidono di cantare…queste sono note musicali>.    

Il dato che presenta maggiore interesse e curiosità sia statistico che psicodinamico è un discreto numero di risposte al determinate M (movimento). La quasi totalità degli utenti ha avuto un incremento delle risposte di movimento al retest. Il sensibile aumento in numero con rispetto alla prima somministrazione suggerisce un differente processo di percezione. Le due somministrazioni, perciò, si differenziano sufficientemente per poter tentare un confronto che abbia qualche valore, anche psicodinamico, fermo restando che i dati  probabilmente non sono sufficiente per un confronto statistico. Non abbiamo inserito un livello di significatività statistica prescelto, in quanto, il nostro intento era di soffermarci sulle differenze nelle verbalizzazioni e associazioni (test-retest) primariamente e utilizzare un analisi sequenziale per supportare le ipotesi di contenuto.

Discussione

La tradizionale analisi sequenziale del Rorschach solitamente si preoccupa prevalentemente con le risposte di localizzazione. Comunque, diversi autori escludono che questo deve limitarsi ad un analisi sequenziale delle risposte di localizzazione. Qualsiasi spostamento nel processo percettivo… può rivelare cambiamenti della personalità (Beck, 1945, Schachtel, 1937, Klopfer, 1942). Spostamenti nella perseverazione del contenuto, nello stile oppure nei determinati  hanno un valore psicologico significativo di relazione a volte superiore ad una semplice analisi di localizzazione (Schachtel, 1937). Il genio di Rorschach era nel aver riconosciuto l’ampiezza nella quale fattori della personalità sono rivelati negli aspetti formali della percezione.

Il nostro obiettivo di studio perciò ha voluto osservare in parte un analisi sequenziale delle risposte, nello specifico, osservare la cadenza delle risposte (C, CF, FC, M) che al nostro parere presentano una sensibilità elevata, una carica di emotività maggiore con rispetto ad altre determinanti, e supportare i risultati con un analisi delle risposte di contenuto, cioè, con le verbalizzazioni e associazioni alle tavole quale indice di confronto per sostenere le nostre ipotesi in riferimento al vissuto interiore o esistenziale del utente.

Alcune delle ipotesi da noi specificate hanno trovato conferma nei dati raccolti e analizzati. Le differenze notate tra le due somministrazioni indicano una tendenza negli utenti ad orientarsi globalmente e percettivamente differentemente. Il maggiore numero di risposte C, CF, M nel re-test del Rorschach mostra una prevalenza di vissuto emotivo, di carica affettiva intensa.  E’ stato notato una minore preoccupazione corporea in quasi tutti gli utenti, però una maggiore dis-inibizione affettiva sottolineata da una tendenza a produrre maggiore risposte di (C) colore e (CF) colore-forma alle tavole, senza tuttavia sacrificare pericolosamente il controllo e il contatto con la realtà. Il maggiore numero di risposte di colore o di "shock" come sono chiamate da alcuni autori trova espressione nelle tavole VIII-IX-X. coerentemente con aspetti teorici del Rorschach.

L’esame del rapporto delle determinanti di colore comunque suggerisce che l’espressività delle reazioni emotive è fortemente condizionata dal contesto, probabilmente, il contesto predominante del momento. Nel nostro caso, il setting lavorativo predominante era il palcoscenico e le coreografie  e i rapporti relazionali con gli educatori del musical. In questo contesto i rapporti umani sono vissuti con un bisogno comunicativo e relazionale e l’interessamento sociale appare significativo e potrebbe realizzarsi in un atteggiamento di disponibilità affettiva. Il numero minore di risposte di colore e colore-forma nella prima somministrazione del test con rispetto al retest suggerisce che il contesto teatrale-musicale ha avuto un effetto significativo sulle pulsioni e emozioni e sull’aspetto interpersonale. La reattività agli stimoli colorati e per estensione agli stimoli che agiscono sull’emotività è significativo. Allen et al. 1953, parlando degli studi sulle risposte di colore, dice, "Molti studi, con un disegno test-retest non trova nessun segno sicuro di shock dipendenza al colore". Ciò significa che le risposte al colore sono frutto dell’individuale percezione del soggetto alle Tavole in quel momento e sono un’espressione dell’interiorità emotiva dell’individuo.

Solitamente abbiamo un’incapacità di demandare l’espressione d’impulsività quando è sveglio in noi un intensa attività emotiva o affettiva, ma la presenza di un numero maggiore di CF nei protocolli degli utenti nella situazione di retest indica un buon tentativo di regolare la presenza di un intensa attività emotiva. Nella prima somministrazione gli utenti sembrano orientati ad un maggiore controllo e senso di inibizione; il sistema motivazionale non è stato turbato dall’inserimento in una intensa attività espressiva caratteristico di una rappresentazione teatrale-musicale. Il risveglio di una carica pulsionale significativa sembra trovare espressione dopo l’inserimento degli utenti nella rappresentazione teatrale e musicale e non valutabile o attribuibile a fenomeni di Insicurezza (IN) come lo definirebbe Pancheri e Defido (1994).

Un dato interessante è riferibile all’aumento del numero di risposte di movimento nel retest.

Teorici del Rorschach ci dicono che la risposta di movimento consiste semplicemente nello sperimentare un’area statica della macchia d’inchiostro come se fosse in movimento oppure di essere sul punto di mettersi in movimento. Queste impressioni di movimento sono state considerate risposte "kinesthetiche" perché è presunto che hanno una connessione con le esperienze kinesthetiche del nostro corpo (Rorschach, 1921).

Malmgren (2000), dall’altro lato ci offre un’altra interessante visione della risposta di movimento. Afferma che "una risposta di movimento, o kinesthetica, è una risposta veloce, prevalentemente innata, diretta, tendenza inconscia d’imitazione visuo-motoria primariamente coinvolta nel determinare il contenuto percettivo". La "sensazione di movimento" è la manifestazione conscia di una scarica consequenziale, che informa altri centri del cervello circa l’impulso motorio. Questa concezione, continua, lascia ampio spazio per una distinzione tra risposte di movimento primaria e secondaria. L’ipotesi suggerisce che le sensazioni kinesthetiche sono considerate secondarie alla tendenza immediata di agire, perciò, dobbiamo cercare di individuare la "tendenza all’azione". Complessivamente, quindi, una risposta di M coinvolge un’identificazione con la figura osservata e un’identificazione che si manifesta con entrambi la sensazione di movimento e una tendenza  all’agire, in cui, probabilmente sono presenti anche ricordi kinesthetici di movimento, immaginati oppure svolti precedentemente. Autori come Korte A. (1915) suggerisce che le condizioni che governano il movimento apparente può essere espresso tenendo in considerazione gli attributi di un determinato stimolo e le relazioni tra gli stimoli. Non sono chiari i meccanismi specifici responsabili per il movimento apparente, ne può essere affermato se il fenomeno sia innato oppure appreso. Però, dimostrare una base innata del fenomeno non esclude la sua modificabilità da esperienze passate oppure da dinamiche di apprendimento (Krech & Crutchfield, 1969).

Gli utenti partecipi al nostro studio hanno dimostrato una tendenza a rispondere con maggiori risposte di movimento nel retest, questo presume, alla luce di quanto già ipotizzato, che l’intenso coinvolgimento nella rappresentazione teatrale e musicale ha potuto determinare una tendenza all’identificazione al movimento. La tendenza all’azione potrebbe avere una connessione con il ricordo kinesthetico sperimentato, immaginato e svolto per molti mesi prima attraverso le numerose prove e coreografie del musical. Ciò, suggerisce che la percezione degli utenti è stata influenzata dalla loro partecipazione in un’intensa attività visuo-motoria.      

Per quanto riguarda le verbalizzazioni e associazioni di contenuto possiamo suggerire che gli utenti hanno complessivamente rivelato un adattamento sociale positivo e una affettività vivace visto attraverso l’aumento delle risposte di colore e colore forma, nel retest, ma soprattutto, nei contenuti di figure umane o animali visti capace di rapportarsi con l’uno o con l’altro. Notiamo segni d’insicurezza, di ansia, aggressività, risposte regressive e di una generale sensazione di inibizione soprattutto nella prima somministrazione del test. C’è apparso che il contenuto ideativo-cognitivo nel retest si è dimostrato differente, ma soprattutto, meglio articolato e forse più creativo. Nella prima somministrazione si nota un vissuto esistenziale fragile e vuoto, inibito e angoscioso lasciando maggiore spazio ad una caratteristica cognitiva espressiva più partecipe nel retest, anche se non particolarmente indicativa di maggiore capacità espressiva in assoluto.

 

Commento conclusivo

Nel complessivo ci sembra che i risultati incoraggino a proseguire con l’utilizzo dell’attività teatrale e musicale nel contesto del programma di riabilitazione psicosociale indicando nell’attività una capacità intrinseca ad influenzare positivamente l’atteggiamento e il comportamento dei partecipanti. L’elevata dimensione di relazionalità tra i partecipanti e gli educatori responsabili del musical conferma la tendenza a sviluppare un sistema motivazionale verso l’attaccamento che potrebbe essere una variabile di estrema importanza e significatività diretta ad influenzare i risultati positivi negli utenti.

Non abbiamo trovato una maggiore preoccupazione corporea come avevamo ipotizzato all’inizio dello studio, ma bensì è stato riscontrata invece una tendenza a percepire i rapporti interpersonali  con maggiore stabilità. L’aumento di risposte C e CF sembra tuttavia suggerire che l’intensità dell’attività teatrale musicale può rendere più vivace l’emotività e le pulsioni verso la loro espressione. 

Rimane un’interessante curiosità scientifica circa la presenza di un maggiore numero di risposte M nel retest quale variabile da approfondire in altri eventuali studi, forse più controllati. Sembra che il coinvolgimento intenso e continuo nelle coreografie e prove di danza e movimenti sincronizzati possa aver contribuito ad una tendenza a percepire il determinante M in maggiore numero come conseguenza di un ricordo kinesthetico svolto per molti mesi. Il setting, cioè, la cornice all’interno della quale si attua l’incontro, nel nostro caso è il palcoscenico ed è ricco di scambi e comunicazioni non-verbali all’interno di coordinate spazio-temporali che lo influenzano e lo determinano assai più di quanto si è abituati a pensare o a riconoscere.

Tuttavia, la partecipazione è stata piacevole per gli utenti e i risultati in parte positivi sulla base dei dati raccolti e limitatamente agli indicatori prescelti. Possiamo affermare che il gruppo utenti si è differenziato nelle due somministrazioni (test-retest) sia per contenuti di verbalizzazioni, sia per associazioni sia per numero di risposte totali dimostrando tendenzialmente un orientamento percettivo e cognitivo diverso nelle due somministrazioni. Ne deduciamo un’alterazione nel processo percettivo e cognitivo influenzato dal mondo fisico (contesto del musical) nell’interazione con l’ambiente e con gli altri. Non siamo tuttavia sicuri che la partecipazione degli utenti nel musical dell’anno precedente non abbia influenzato l’apprendimento e di conseguenza il comportamento nell’attuale rappresentazione teatrale e musicale. Le variabili della percezione sono dimensioni dell’ambiente e come tali sono variabili di eventi, di contesti, di oggetti e anche di simboli. La percezione coinvolge l’apprendimento. Gibson (1950) direbbe che le nostre esperienze non sono mai determinate da uno stimolo ma bensì, da oggetti di stimolo, e i nostri sensi, tutti differenti aggiungono informazioni simili.   

La natura piacevole degli apprendimenti del musical ha evitato che la frustrazione possa aver aggredito il sistema motivazionale verso l’attaccamento al gruppo e di conseguenza innescare uno sviluppo di meccanismi di difesa a tutela della riduzione dello stato ansioso. Bensì, una giusta tensione ha avuto l’effetto di focalizzare gli utenti sullo stato motivazionale, in quanto, a tutti piaceva ballare, cantare e divertirsi (senza limite d’età) e poi essere premiati per il proprio coinvolgimento sia relazionale sia strumentale. Spivak (1992) ci ricorda che la desocializzazione può essere interrotta da esperienze di successo interrompendo i continui fallimenti dell’utente, spesso causa del disturbo psichico e comportamentale. Le attività di gruppo sono spesso organizzate tenendo in considerazione i componenti, parti di un lavoro che compongono il totale per evitare che gli utenti possono fallire nello svolgimento di semplici compiti strumentali ma anche interpersonali. E’ in quest’ottica e con questa visione che abbiamo organizzato l’attività teatrale e musicale.  

Infine, ci sembra poter suggerire che la rappresentazione teatrale e musicale inserita in un programma globale di riabilitazione psicosociale può essere una "terapia alternativa" valida nel influenzare positivamente il comportamento di utenti schizofrenici desocializzati altrimenti resistenti a terapie tradizionali. Ci aiuta a motivare la personalità di ogni singolo utente, di integrare tutte le sue caratteristiche in un’unica organizzazione che determina e che si modifica da continui tentativi di adattamento ad un ambiente (sia contesto di vita sia contesto di lavoro) che è spesso in movimento.

 

Ringraziamenti

Gli autori desiderano ringraziare tutti gli operatori delle Comunità Alloggio di Rausei A e Rausei B per il supporto dimostrato e lavoro svolto nelle fasi di progettazione, programmazione, verifica e messa in scena (in teatro) dell’attuale attività. La ricerca non sarebbe stata possibile senza un’elevata dose di responsabilità da parte di tutti, in modo particolari, da coloro che avevano l’obbligo di gestire il metodo di lavoro attinente allo studio.

 

Riferimenti bibliografici

Rapaport, D., Gill M., Schafer, R. (1968): Diagnostic Psychological Testing. International Universities Press, Inc. New York, New York.

Schachter, S., & Singer, J.E.: (1962): Cognitive, Social and Physiological Determinants of Emotional State, Psychol. Rev.

Cronbach, L.J. (1960): Essentials of Psychological Testing. 2nd ed. New York: Harper.

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 Copyright Cooperativa Coo.S.S.E.L., Centro Studi Ricerche, Reggio Calabria, (2004).

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